domenica 11 ottobre 2009

FILMOGRAFIA

Riportiamo di seguito l'elenco dei film utilizzati, precisandone gli aspetti significativi per le tematiche dei diversi percorsi (i link ai titoli dei film rimandano alla scheda-film)


LADRI DI BICICLETTE - Vittorio De Sica, 1948

la città: La periferia e il centro di Roma privi di traffico

i consumi: gli esterni, la rappresentazione della città



LA TERRA TREMA - Luchino Visconti, 1948

l'immigrazione: Gli abiti rattoppati, il cibo limitato - La povertà degli interni - Gli affetti condizionati dal bisogno economico

il lavoro: L'aspetto macilento delle persone provate da un lavoro che non concede soste - Le varie fasi di un lavoro ancora arcaico

i consumi: La povertà degli interni , con pochi mobili essenziali

i nuovi costumi: La coralità nel vivere gli avvenimenti - La famiglia è legata dal vincolo arcaico della solidarietà - La donna è ancora il nume tutelare della famiglia.


MIRACOLO A MILANO - Vittorio De Sica, 1951

la città: Strade non asfaltate e deserte -Case di periferia Baracche sullo sfondo della città che si allarga

il lavoro: L'arte di arrangiarsi e il lavoro precario

i consumi: Lusso dei negozi nelle vie del centro - Le automobili sono rare e simbolo di lusso


BELLISSIMA - Luchino Visconti, 1951

la città: Quartieri popolari

i consumi: Interni di casa modesta: niente frigorifero né telefono, catino con brocca in camera da letto

i nuovi costumi: I progetti di una casa nuova - le rate per acquistarla - I bambini sempre numerosi - Il sogno di evasione


IL SORPASSO - Dino Risi 1962

i consumi: La guida spericolata - Il ballo sulla spiaggia

i nuovi costumi: La furbizia è un imperativo morale - Cinismo - Educazione all'inciviltà - Mancanza di rispetto verso il prossimo - Le nuove aspirazioni sociali


I MOSTRI - Dino Risi, 1963

la città: Il traffico

i consumi: La televisione, il bagno in casa ,il termosifone, il giradischi, sono esibiti come simboli del nuovo benessere - Acquisti al supermercato - Vita di spiaggia - Latin lovers sulla spiaggia - Automobili

i nuovi costumi: La furbizia è un imperativo morale - Cinismo - Educazione all'inciviltà - Mancanza di rispetto verso il prossimo - Le nuove aspirazioni sociali - Storie di adulteri, di mariti e mogli traditi, di padri incapaci di trasmettere valori - I comportamenti delle donne sono ormai condizionati dal nuovo ruolo di consumatrici apparentemente emancipate

LA RIVOLUZIONE DEL 68

Diciamo subito con chiarezza che il ’68 è stato un episodio storico che ha investito, in maniere diverse, l’intero pianeta e che ha registrato differenze più o meno grandi da paese a paese. Soltanto per convenzione, perciò, possiamo astrarre dal fenomeno generale e parlare del caso italiano che pure presenta sue interessanti peculiarità. Intanto quell’anno è, in un certo senso, la chiusura del secondo dopoguerra con la trasformazione dell’Italia da paese agricolo a paese in gran parte industriale con un intenso cambiamento nelle condizioni di vita della popolazione. Ma è anche l’inizio di una nuova fase della storia repubblicana che segna la crisi del centro-sinistra e dei partiti storici e avvia, come disse, con preveggente chiarezza, Aldo Moro, il declino dell’egemonia democristiana e l’avanzata dei partiti di sinistra guidati, pur tra contraddizioni evidenti, dal partito comunista italiano. E’ un momento di crisi della società tradizionale che vede gli studenti universitari (o meglio la parte più attiva di essi), inalberare il vessillo di una rivolta diretta contro l’autoritarismo delle istituzioni accademiche e pubbliche in generale, a favore della libertà degli studenti sui piani di studio previsti dall’ordinamento universitario. Il segnale viene dato dall’Istituto universitario delle Scienze Sociali di Trento e nell’anno successivo si estende a Milano, Torino e Roma (soprattutto nelle Facoltà di Architettura ma anche di Lettere e nei Magisteri) producendo documenti analoghi che si trovano in una preziosa antologia ristampata oggi dall’editore Laterza che l’aveva già pubblicata quarant’anni fa. I testi che sono alla base di quella rivolta sono di necessità eterogenei: si va dai saggi americani (come L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse, professore di origine tedesca negli Stati Uniti, ai testi storici del marxismo e soprattutto del giovane Marx, precedenti al Manifesto dei comunisti. Ma i giovani pescano a piene mani nel patrimonio politico-culturale dei movimenti di Liberazione in America Latina come in Asia (ad esempio la “rivoluzione culturale” cinese) e altrove. E la lotta si articola, da una parte, contro le istituzioni accademiche e politiche con i loro logori e arretrati ordinamenti; dall’altra, nel mutamento dei costumi e delle abitudini di vita, dei rapporti tra le persone e tra i sessi, nella vita quotidiana. La rivoluzione - potremmo dire - riesce quasi del tutto per la seconda serie di obbiettivi del Movimento. L’istituto fondamentale della famiglia cattolica, prevalente nella società italiana, entra in crisi e nel periodo successivo a quell’anno produce una realtà quasi irriconoscibile. Le donne, pur tra ostacoli e vischiosità che non si possono ignorare, fanno un primo, essenziale passo avanti e così la fanno le nuove generazioni che, in precedenza, erano legate alla visione della vita e alla mentalità degli anziani e dei genitori. L’Italia in dieci anni compie un cambiamento radicale che trasforma il paese dal punto di vista dell’economia come delle dinamiche essenziali della società. Ma lo stesso non si può dire degli obbiettivi più direttamente politici del Movimento studentesco. Intanto una parte del Movimento decide di volgersi alle fabbriche operaie e di condurre una lotta quotidiana insieme con gli operai contro l’ordine capitalistico e imprenditoriale. Una lotta destinata a vittorie importanti nei primi anni ma poi a impantanarsi nella complessa crisi politica repubblicana che porta prima al tentativo di compromesso storico, poi allo sviluppo dei terrorismi fino al trauma finale del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, dieci anni dopo nel 1978. Inoltre, in Italia, a differenza di quello che accade in Francia e negli Stati Uniti, le classi dirigenti non riescono a presentare risposte riformatrici né in campo scolastico e universitario né in quello più squisitamente politico. E si torna indietro piuttosto che andare avanti nel senso di riforme modernizzatici del sistema nazionale. E da questi aspetti contraddittori nasce l’esito parzialmente fallimentare del ’68 nel nostro paese. Ma quell’anno resta memorabile per la nascita e l’espandersi di culture giovanili che si ribellano all’ordine costituito e vogliono diventare protagoniste del tempo nuovo. “Viviamo in una società impossibile - si legge in un foglio volante di quell’anno - una società che, giorno per giorno, diventa sempre più crudele, costringendoci a vivere una vita squallida e monotona, basata sull’ipocrisia reciproca. Tra i molti mali che affliggono la nostra società ve ne sono alcuni determinanti: le ingiustizie sociali, l’ignoranza, la religione, la repressione sessuale, la smania di voler costruire per poi distruggere (nelle guerre). Noi giovani siamo le prime vittime di questo sistema di vita: la società ci considera inferiori e vuole plasmarci secondo le sue regole e i suoi principi. Se ci ribelliamo a questo suo fine, ci disprezza e ci bandisce chiamandoci teppisti o asociali, ci insulta se portiamo i capelli lunghi, ride se agiamo diversamente ma teme una nostra unione completa, un’unione che trasformi i giovani in una forza operante contro il comune nemico: la società borghese con le sue istituzioni”. Il passaggio epocale è quello da un generico anticonformismo alla forma compatta della contestazione dell’autorità e dell’ordine costituito. La rivista “Mondo beat” rappresentò, per molti aspetti, la sede privilegiata di articoli e prese di posizione del movimento giovanile studentesco che assunse la guida del movimento di contestazione nelle università, negli uffici e in molti luoghi di lavoro. “…Siamo accusati di pacifismo generico - si scrive in quelle pagine - perché siamo contro l’aggressione americana nel Vietnam, ma siamo anche contro l’aggressione sovietica in Ungheria, perché siamo anche contro l’aggressione cinese nel Tibet…. Il nostro atteggiamento riguarda e interessa ogni aggressione, da qualsiasi parte provenga, perché la priorità dell’ideologia, comunque assiomatizzata, sulla vita degli uomini, porta diritto ad Auschwitz, e alla Siberia, al Vietnam e a Budapest.” Da questa prima posizione generale si passò, a mano a mano che si formava il movimento, alla critica della scuola e dei saperi che coincideva peraltro con il compiersi di un processo di massificazione della scuola e dell’università che si realizzava proprio in quegli anni. Nel 1960-61 gli studenti delle scuole superiori erano 741.502 ma alla fine del decennio, nell’anno 1970-71 gli iscritti erano 1.732.178. Così all’Università tra il 1960-61 e il 1969-70 gli studenti passarono da 268 mila a 642mila, crescendo del 70 per cento nel successivo quinquennio. Proprio da questa differenza di fondo tra effetti sicuri nella dinamica sociale, culturale ed economica, cui non segue né una riforma pur necessaria del sistema politico e istituzionale né un pacchetto di risposte riformatrici per l’assetto del paese che si forma un senso di attesa e di frustrazione dei giovani rispetto al loro tentativo rivoluzionario. E questo stato d’animo favorisce nei primi anni settanta da una parte il cosiddetto riflusso o ritorno alla vita privata o ancora alla ricerca esistenziale in Oriente e dall’altra, per una piccola parte di loro, il tuffo nella politica ma non nei partiti storici e tradizionali bensì in movimenti e gruppi politici che si collocano a sinistra dello schieramento costituzionale e che formano la cosiddetta “sinistra extraparlamentare” destinata a ripetute sconfitte elettorali ma base politica, almeno in parte, dei successivi gruppi terroristici che si formano proprio in quegli anni e che portano, alla metà del decennio, alla crisi della repubblica e al dilagare degli omicidi politici che culmina con l’affare Moro. Dobbiamo dunque dire, a quaranta anni dal 1968, che il movimento studentesco, nelle sue varie articolazioni e diramazioni, riuscì a modificare il volto della società italiana nella sua vita quotidiana, nei comportamenti culturali e sociali, nella medesima struttura economica di un paese divenuto potenza industriale, pur con le sue contraddizioni, ma si trovò di fronte al rifiuto e alla impermeabilità della società politica e delle classi dirigenti di cambiare il proprio assetto e all’incapacità della sinistra, a cominciare dal partito comunista, di elaborare da parte sua alternative riformatrici. Del resto, quel partito era allora profondamente legato al comunismo sovietico e al sogno del socialismo universale anche se la “via italiana” premeva per una crescente autonomia da Mosca. E in questa differenza tra l’esito socio-culturale ed economico e quello politico-istituzionale che sta il destino contraddittorio di quell’anno fondamentale della storia repubblicana.

giovedì 8 ottobre 2009

LA CONTESTAZIONE STUDENTESCA IN ITALIA

La contestazione è un termine entrato nel linguaggio comune in tempi abbastanza recenti che viene messo in relazione ad un fenomeno che ha preso le mosse sul finire degli anni Sessanta, ricordati appunto come gli anni della contestazione.
In Italia il fenomeno nacque senza un preciso orientamento politico in concomitanza con il crescere del fenomeno dei beatnik, più che altro come forma di insofferenza giovanile verso le generazioni adulte accusate di essere portatrici di una mentalità chiusa e repressiva. Le contemporanee vicende politiche, tra le quali l'esperienza del governo Tambroni (che nel 1960 causò violenti moti popolari in diverse città italiane, fra cui Genova), resero progressivamente consapevole il movimento di essere, oltre che depositario di valori antichi (come l'antifascismo frutto della resistenza), portatore di valori altri e della possibilità di far sentire la propria voce per condurre rivendicazioni sociali.Per quanto uniti su alcuni specifici temi quali la pace e l'antifascismo, dal punto di vista organizzativo i giovani rimasero divisi in una miriade di gruppi e formazioni, quando non addirittura nuovi partiti, dai diversi orientamenti e a volte in conflitto tra di loro. Contemporaneamente, anche in reazione al forte impulso della sinistra extraparlamentare, si svilupparono anche alcuni gruppi di giovani di estrema destra.

mercoledì 7 ottobre 2009

IL CONTESTO STORICO - GOVERNO TAMBRONI -

La primavera e l'estate del 1960 sono segnate in Italia dalle manovre autoritarie del governo Tambroni (l'operazione "Ippocampo") e dal susseguirsi di manovre militari dei paesi della NATO.
Dopo la caduta, il 24 febbraio 1960 del Governo Segni, si apre una lunga crisi, risolta col varo del governo Tambroni con il voto determinante del Movimento Sociale Italiano, partito della destra estrema e diretto erede della Repubblica Sociale Italiana. Per il 1° luglio l'MSI indice provocatoriamente un congresso a Genova, città simbolo della resistenza antifascista.La reazione popolare è immediata: a Genova è sciopero generale e durissimi scontri seguono le cariche della polizia. Nonostante il trasferimento del congresso missino, la protesta dilaga e dimostrazioni si svolgono in tutta Italia duramente attaccate dalla polizia. Una decina di dimostranti rimangono uccisi, centinaia sono feriti. Il giorno seguente la strage di Reggio Emilia uno sciopero generale blocca il paese. Ai funerali partecipano nel massimo ordine oltre 150.000 persone, mentre le forze di polizia rimangono nelle caserme. Il 19 luglio Tambroni rassegna le dimissioni e le forze neofasciste rimangono ai margini della vita politica italiana fino al 1994.

LE MIGRAZIONI

Il risultato di questo processo fu l’imponente movimento migratorio avutosi negli anni ‘60 e ‘70. È stato calcolato che nel periodo tra il 1955 e il 1971, quasi 9.150.000 persone siano state coinvolte in migrazioni interregionali; nel quadriennio 1960-1963, il flusso migratorio dal Sud al Nord raggiunse il totale di ottocentomila persone all’anno. Gli anni ’60 furono, dunque, teatro di un rimescolamento formidabile della popolazione italiana. I motivi strutturali che indussero prevalentemente la popolazione rurale ad abbandonare il loro luogo d’origine furono molteplici e tutti avevano a che fare con l’assetto fondiario del Sud, con la scarsa fertilità delle terre e con la polverizzazione della proprietà fondiaria, causata dalla riforma agraria del dopo guerra che aveva espropriato i latifondisti e che aveva suddiviso la proprietà terriera in lotti troppo piccoli. Ai fattori strutturali si accompagnarono quei fattori tipici di attrazione che derivano dai modelli di vita dell’ambiente urbano, con la conseguenza che a decidere di emigrare furono prevalentemente i giovani del Mezzogiorno. Il flusso migratorio fu intercettato soprattutto dal Nord del paese, in quanto, per la prima volta in quegli anni del miracolo economico, la domanda di lavoro superò l’offerta nelle Regioni del triangolo industriale.

martedì 6 ottobre 2009

LE RIPERCUSSIONI SOCIALI

Il 18 gennaio 1954, il ministro dell’economia Ezio Vanoni predispose un piano per lo sviluppo economico controllato che, negli intenti del governo, avrebbe dovuto programmare il superamento dei maggiori squilibri sociali e geografici (il crollo dell’agricoltura, la profonda differenza di sviluppo tra Nord e Sud); ma questo piano non portò ad alcun risultato. Le indicazioni che vi erano contenute in materia di sviluppo e di incremento del reddito e dell’occupazione, si basavano su una previsione fortemente sottostimata sul ruolo che avrebbe dovuto giocare il progresso tecnologico e l’incremento della produttività del lavoro che ne sarebbe derivato. Quelle previsioni furono, quindi, travolte da un processo d’espansione, ben lungi da quel ristagno che il piano Vanoni inopinatamente metteva nel conto delle previsioni. Proprio perché non previsto, e per mancanza di un incanalamento regolato della crescita, il processo di espansione portò con sé gravi squilibri sul piano sociale. Il risultato finale fu quello di portare il «boom economico» a realizzarsi secondo una logica tutta sua, a rispondere direttamente al libero gioco delle forze del mercato e a dar luogo a profondi scompensi. Il primo di questi fu la cosiddetta distorsione dei consumi. Una crescita orientata all’esportazione determinò una spinta produttiva orientata sui beni di consumo privati, spesso su quelli di lusso, senza un corrispettivo sviluppo dei consumi pubblici. Scuole, ospedali, case, trasporti, tutti beni di prima necessità restarono infatti parecchio indietro rispetto alla rapida crescita della produzione di beni di consumo privati. Il modello di sviluppo sottinteso al «boom» implicò dunque una corsa al benessere tutta incentrata su scelte e strategie individuali e familiari, ignorando invece le necessarie risposte pubbliche ai bisogni collettivi quotidiani.

LA STRATIFICAZIONE SOCIALE

Un altro dei mutamenti più rilevanti degli anni del miracolo economico fu la profonda trasformazione della struttura di classe della società italiana. Uno degli indicatori che mostravano come l’Italia fosse entrata ormai nel novero dei paesi sviluppati, fu il rapido incremento del numero di impiegati, sia nel settore privato, che nel settore pubblico. La categoria dei tecnici crebbe in maniera altrettanto rilevante in quegli anni. Al vertice del settore si collocavano i manager del comparto industriale, che furono i veri soggetti delle idee sulla nuova organizzazione industriale, le cui teorie avevano da tempo fatto scuola nelle Università americane. Il numero di dirigenti d’azienda che non vantavano titoli di proprietà delle realtà produttive che dirigevano aumentò sensibilmente negli anni del «miracolo» e, parimenti, aumentò il loro potere di condizionamento del ceto politico, soprattutto di quello che controllava direttamente o indirettamente l’industria pubblica.

LA SOCIETA' DEL BENESSERE

Tra gli anni Cinquanta e i Sessanta l'Italia viene percorsa da un grande e profondo rinnovamento destinato a cambiarla radicalmente in molti dei suoi aspetti fondamentali, gli storici parlano appunto di "Boom Economico". Indichiamo due eventi che rappresentano una sorta di linea di partenza e di arrivo nella corsa dell'Italia verso una definitiva modernità (Paese-Industriale -Agricolo non più Agricolo -Industriale).

Nascono le cosiddette grandi superfici, cioè i supermercati o i grandi magazzini dove si può trovare di tutto e dove il personale è ridotto perchè la merce è ben esposta in modo che il consumatore possa servirsi da solo.

Nelle case degli italiani, apartire dagli anni Cinquanta, entra a far parte della vita quotidiana il televisore, e più tardi il frigorifero. Allo stesso tempo ci fu la motorizzazione di massa e l'auto più venduta fu la 500 Fiat. Si moltiplicarono i prodotti rivoluzionari come le materie plastiche e le fibre sintetiche.

lunedì 5 ottobre 2009

CONTESTO STORICO ED ECONOMICO

A partire dalla fine degli anni ’50, si innescò in italia una fase di rapida trasformazione delle strutture economiche e sociali. Fu un processo che in dieci anni trasformò la penisola da paese prevalentemente agricolo -sostanzialmente sottosviluppato - in un moderno paese industrializzato.
Nei tre anni che intercorsero tra il 1959 ed il 1962, i tassi di incremento del reddito raggiunsero valori record. Questa grande espansione economica fu determinata da una serie di fattori simultanei. In primo luogo, fu dovuta allo sfruttamento delle opportunità che venivano dalla congiuntura internazionale. Più che l’intraprendenza e la lungimirante abilità degli imprenditori italiani, ebbero effetto l’incremento vertiginoso del commercio internazionale e il conseguente scambio di manufatti che lo accompagnò. Anche la fine del tradizionale
protezionismo dell’Italia giocò un grande ruolo in quella fase. In conseguenza di quell’apertura, il sistema produttivo italiano ne risultò rivitalizzato, fu costretto ad ammodernarsi e ricompensò quei settori che erano già in movimento. La disponibilità di nuove fonti di energia e la trasformazione dell’industria dell’acciaio furono gli altri fattori decisivi. La scoperta del metano e degli idrocarburi in Val Padana, la realizzazione di una moderna industria siderurgica sotto l'egida dell'IRI, permise di fornire alla rinata industria italiana acciaio a prezzi sempre più bassi.
Il maggior impulso a questa espansione venne proprio da quei settori che avevano raggiunto un livello di sviluppo tecnologico e una diversificazione produttiva tali da consentir loro di reggere l’ingresso dell'Italia nel Mercato Comune. Il settore industriale, nel solo triennio 1957-1960, registrò un incremento medio della produzione del 31,4%. Assai rilevante fu l’aumento produttivo nei settori in cui prevalevano i grandi gruppi: autovetture 89%; meccanica di precisione 83%; fibre tessili artificiali 66,8% .
Ma, va osservato che il «miracolo economico» non avrebbe avuto luogo senza il basso costo del lavoro. Gli alti livelli di disoccupazione negli anni ’50 furono la condizione perché la domanda di lavoro eccedesse abbondantemente l’offerta, con le prevedibili conseguenze in termini di andamento dei salari. Il potere dei sindacati era effettivamente fiacco nel dopoguerra e ciò aprì la strada verso un ulteriore aumento della produttività. A partire dalla fine degli anni ’50, infatti, la situazione occupazionale mutò drasticamente: la crescita divenne notevole soprattutto nei settori dell’industria e del terziario. Il tutto avvenne, però, a scapito del settore agricolo. Anche la politica agricola comunitaria assecondò questa tendenza, prevedendo essa stessa benefici e incentivi destinati prevalentemente ai prodotti agricoli del Nord Europa.

domenica 4 ottobre 2009

L'ITALIA DELLA RICOSTRUZIONE

La liberazione dell'intero territorio italiano troverà immediatamente eco nella formazione di un nuovo governo, ormai rappresentativo di nuove forze politiche, che diede il via alla riedificazione dello stato su valori profondamente rinnovati. Furono allora indette le prime elezioni, alle quali, per la prima volta, presero parte anche le donne(1946), ed insieme indettero un referendum popolare per chiamare il popolo a decidere fra MONARCHIA e REPUBBLICA ed il sovrano Umberto II, succeduto al padre, Vittorio Emanuele III, fu costretto a partire in esilio.
L'i gennaio del 48 entrò in vigore la costituzione, che pose il lavoro come fondamento dalla Repubblica, sancì le libertà politiche e civili e propspettò una serie di riforme atte ad eliminare le disparità sociali ed a tutelare i diritti dei lavoratori. nella realtà, soprattutto nell'ambito delle libertà e dei diritti civili, l'attuazione di queste riforme andò molto a rilento.
La delicata fase della ricostruzione post-bellica fu gestita dal Governo che varò una drastica politica di rasanamento economico valta a frenare l'inflazione galoppante e la caduta della lira. Tutto questo si svolse entro un ottica fortement conservatrice, fodata sui bassi salari e poco propensa a modificare le tradizionali distorzioni del modello di sviluppo dell'economia italiana.

giovedì 1 ottobre 2009

INTRODUZIONE

Salve a tutti.
In questo blog sono presenti alcune informazioni che saranno necessarie per capire come, dalla fine della seconda Guerra Mondiale, l'Italia è arrivata al MIRACOLOSO BOOM ECONOMICO e come si sia evoluta nel contesto storico, politico ed economico portando non solo benessere ma anche disagi alla popolazione.
Sono presenti:
- vari schetch di film famosi che mostrano la situazione delle famiglie italiane;
- composizioni di artisti italiani che descrivendo quel periodo hanno segnato la storia della musica italiana;
- filmati storici delle varie proteste giovanili, una delle più famose quella del 68', ma anche quelle dei lavoratori ke protestavano per i loro diritti.
Buona lettura.